🎧 musica consigliata durante la lettura
Avete presente la frase “non può andare peggio di così”? Ecco, questo è stato il mio inizio anno.
Anno nuovo, buoni propositi, obiettivi, elenco di cose da fare, la pagina torna bianca, da dove iniziamo? Tante persone amano vedere l’inizio di un nuovo anno come un’occasione - per ricominciare, per lasciarsi dietro ciò che di negativo ha caratterizzato i 365 giorni appena trascorsi, per abbandonare qualche cattiva abitudine, per riprendere a correre o riattivare l’abbonamento in palestra o smettere di bere caffè (o per lo meno tentare, ché tanto sappiamo che non smetteremo mai veramente). Tutto molto bello e molto giusto e onorevole e bla bla bla. Vi reputo persone molto organizzate, e non solo mentalmente. Vi invidio quasi, davvero.
Personalmente, oltre a non scrivere liste di buoni propositi dal 2012 (più o meno), ho vissuto un inizio anno da schifo. Giuro.
Possiamo passare al 2027?
Io ci avevo anche scommesso, su questo 2026, non pensate che non l’abbia fatto - e probabilmente ci riscommetterei. In corrispondenza del Natale ho ricevuto una bellissima notizia in ufficio e, se tutto va bene, nei prossimi mesi vado a vivere da sola (non proprio sola, con mia sorella e il cane, ma avete capito). Poi però ci si è messa della merda di mezzo che ha mandato letteralmente a fanculo questi primi quindici giorni - compreso il giorno del mio compleanno, per la cronaca.
Mi sto riprendendo. Mi sto rimettendo in carreggiata. Mi sto impegnando per pensare che il peggio sia passato, e che quindi potrà soltanto andare meglio. Giusto?
Penso che non ci sia nulla di edificante nelle cose che vanno da schifo, o meglio, al momento non riesco ancora a vedere quali insegnamenti ne trarrò da tutta questa bella merda. C’è che dopo un momento di incertezza in cui vorresti solo piangere (e in parte lo fai, piangi, singhiozzi, esorcizzi la perdita), cerchi di rimetterti in piedi, di affrontare la vita a piccoli passi (baby steps, appunto), di cercare rifugio nella casa come luogo di guarigione dell’anima (e del corpo), di indulgere in ore di ozio fatte solo di letture e cappuccini e una coperta, di lasciare il buio fuori mentre dentro si accende la luce, di cercare di organizzare i pensieri e smetterla di fissare questa pagina bianca come se fosse un nemico, ma piuttosto un alleato, infinite possibilità e parole.
Non è facile, riprendere le fila della tua vita dopo che quella vita stessa ti ha messo così duramente alla prova, uscirne non è semplice né veloce. Però poi penso che dovremmo smetterla di volere sempre tutto e subito, e invece dovremmo riconoscere che il tempo è necessario, che la lentezza non sempre è un male, ma a volte è un valore aggiunto, che invece di volerci rimettere immediatamente in piedi dopo una caduta, dovremmo ascoltare, e ascoltarci, e abbracciare il dolore che ne consegue come parte integrante e necessaria della guarigione stessa.
E circondiamoci di ciò che ci fa stare bene, e di persone che ci fanno stare bene, e di ciò che più amiamo. Accettiamo una mano tesa quando ne vediamo una, invece di voler fare necessariamente tutto da soli. Caliamo la maschera e permettiamoci di essere fragili. Piangiamo, urliamo, restiamo in silenzio. Ogni reazione è lecita, ogni emozione un veicolo.
Penso che cercherò di ricominciare a scrivere (in fondo, scrivendo questo post, l’ho effettivamente fatto), e leggerò libri senza preoccuparmi degli obiettivi, e andrò fuori nell’inverno solo per sentire il freddo nei polmoni e sul viso, e uscirò con le amiche, guarderò una commedia romantica, preparerò un dolce, sceglierò come arredare il salotto.
Baby steps.
Cose che ho letto/visto/amato:
“Tra donne sole” di Cesare Pavese (Einaudi).
Di recente uscita, vi consiglio “Le parole della pioggia” di Laura Imai Messina (Einaudi): librino piccolo, corto ma che è un vero e proprio comfort.
Per prepararvi agli Oscar ma non solo: “La nascita di Frankenstein. Tra scienza, gotico e femminismo: da dove viene la creatura di Mary Shelley” di Kathryn Harkup (UTET).
Approfittando della promozione del 15%, valida fino alle 23:59 del 28/01 e solo per ordini diretti dal loro sito, ho acquistato due volumi dell’autrice inglese Barbara Comyns, edita da Safarà Edizioni: “L’albero di ginepro” (in uscita il 29/01 ma già in pre-order) e “Le sedie crudeli” (con l’acquisto di almeno due titoli, riceverete in omaggio il secondo Dodicesimo di Safarà, volume a tiratura limitata, numerato a mano, timbrato, e non vendibile separatamente + consegna gratuita con una spesa minima di 30€).
“People We Meet on Vacation” (Netflix), tratto dall’omonimo bestseller di Emily Henry. In Italia, il romanzo è uscito col sottotitolo “Un amore in vacanza” (riproposto tale e quale nel film), adesso anche con la copertina dedicata al film - (HarperCollins), con Tom Blyth (il Coriolanus Snow di “Hunger Games - La ballata dell'usignolo e del serpente”) e Emily Bader (la Lady Jane Grey di “My Lady Jane”). Non ho letto il libro, non è il mio genere, ma il film è molto carino e godibile.
È iniziata la seconda stagione di “The Pitt” (!!!) - ora sul nuovissimo canale di HBO Max Italia.
Ho guardato il primo episodio di “Heated Rivalry” (2025): non so ancora se mi piace, guarderò l’episodio due e valuterò.
Com’è andato il vostro inizio anno? Grazie per aver letto questo post, è molto più personale del solito.
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Sono d’accordo con te Martina. Restare nel dolore, nella sconfitta, nella delusione è fondamentale per superarlo. Non approvo chi ha l’ansia di ripartire, significa solo rimandare i conti con qualcosa che prima o poi tornerà a cercarci. Prenditi il tuo tempo per guarire ❤️🩹
Le delusioni fanno male, ma se arrivano è (anche) perché abbiamo la forza per affrontarle.
Ti mando un abbraccio ♥